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L’arrivo del Covid e una sanità massacrata: così è nata la “tempesta perfetta”

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L’arrivo del Covid e una sanità massacrata: così è nata la “tempesta perfetta”

I tagli alla sanità in Italia hanno contribuito all’impreparazione del sistema sanitario nazionale (SSN) al momento dello scoppio del SARS-COV2; è la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori. Franz Prante, Alessandro Bramucci e Achim Truger (PBT) hanno pubblicato un articolo per il ZBW – Leibniz Information Centre for Economics, in cui analizzano la relazione fra i tagli di spesa e la situazione del SSN in Italia, adoperando un confronto con i nostri vicini europei.

Lo studio contribuisce al dibattito sul tema dell’austerità fiscale, già ampiamente analizzato da Matteo Samarani per l’Osservatorio qui, domandandosi che ruolo hanno avuto le conseguenze dei tagli sull’impreparazione SSN nei confronti dell’epidemia scoppiata a febbraio.

Come è ben noto l’Italia ha accumulato avanzi primari quasi costantemente negli ultimi 30 anni, drenando ingenti risorse dall’economia. Fra le voci di spesa decurtate non è mancata la spesa sanitaria. Nel periodo 1990-2018, L’Italia risulta ultima in termini di crescita della spesa sanitaria nel confronto con i principali paesi dell’euro zona (Germania, Francia, Olanda, Belgio, Spagna, Portogallo e Grecia). Dal 2010 in poi in Italia, come negli altri paesi mediterranei, la spesa sanitaria è calata mentre nelle economie del nord Europa è cresciuta. Nello specifico i tagli dei servizi ospedalieri pubblici sono stati determinanti nella dinamica negativa nel totale della spesa sanitaria.

Il massacro sistemico della sanità

Dal 1990 al 2018, in Italia sono diminuiti sia il numero di ospedali, sia il numero complessivo di posti letto. Quest’ultimo è il dato più sconcertante: il numero di posti letto per 1000 abitanti. Qui l’Italia registra la performance peggiore del continente: nonostante partisse da un livello vicino a quello tedesco, l’Italia è scesa negli anni ben al di sotto della media europea ed ora si trova, con la Spagna, quale fanalino di coda (come raffigurato nel grafico creato da PBT).

Posti letto in ospedale ogni 1000 abitanti
(elaborazione di Alessandro Bonetti di “Kritica Economica” su dati Ocse)

Vi ricordate quando per anni sentivamo ripetere in televisione giornalisti, politici ed economisti che bisogna tagliare la spesa pubblica, ridurre il debito, privatizzare ed aumentare l’efficienza del sistema. Bene questa è una delle conseguenze di questa dottrina: L’Italia si è trovata, secondo quanto riferisce il Financial Times [1], all’inizio dell’emergenza con soli 5223 posti di terapia intensiva, portati poi a 6634 a marzo, di contro la Germania partiva da ben 28000 posti portati subito a 40000 per affrontare l’emergenza. Insomma i tedeschi avevano un numero di unità d’urgenza a disposizione più di cinque volte superiore al nostro con una popolazione maggiore solamente di un terzo.  

Questo forse spiega la differenza di approccio nell’affrontare la pandemia con la Germania, la quale ha cercato soluzioni meno stringenti per i suoi cittadini, come evidenziato dal grafico qui sotto che mostro l’indice di severità delle misure adottate in contrasto al virus da parte dei governi, come calcolato dall’università di Oxford: L’Italia ha adottato misure più severe, e vigenti per un periodo più lungo.   

La sanità stremata di fronte al Covid

La conclusione di PBT è che i tagli alla sanità degli ultimi 30 anni siano stati un elemento sostanziale nel determinare l’incapacità del SSN difronte all’epidemia da Corona Virus. Incapacità che, aggiungerei, il paese ha probabilmente pagato in termini di vite umane.

Nonostante questo, il tema della preparazione del SSN non è mai veramente entrato nel dibattito pubblico. L’emergenza viene affrontata dai politici spesso con toni terroristici e irrazionali, attribuendo ai cittadini responsabilità che questi non hanno. Si continua ad additare i giovani, le discoteche, le palestre, la movida ecc. Si persevera in politiche che mostrano un evidente inefficacia, come l’uso generalizzato della mascherina e la chiusura delle attività economiche, le quali provocano enormi danni collaterali che stanno letteralmente distruggendo l’economia nazionale e sfibrando il tessuto sociale.

Non sarebbe stato più logico, ad esempio, investire i 5 miliardi del “decreto Ristori”, per potenziare il SSN al posto che chiudere il paese e dare l’elemosina agli imprenditori. Ci ripetono in continuazione che siamo in guerra, eppure in guerra si fanno investimenti straordinari e si spostano e concentrano le risorse nel settore bellico al fine di aumentarne velocemente la capacità. La reazione italiana sembra invece quella di chiudere tutti gli italiani nel bunker al posto di rafforzare la contraerea mentre il nemico ci bombarda.

Il Sistema Sanitario Nazionale è la nostra prima linea

L’aspetto più scandaloso è che per tutta l’estate non si è fatto assolutamente niente per “armare” al meglio il SSN, nonostante della cosiddetta “seconda ondata” se ne parlasse già durante la prima. Una cosa che oscilla fra il grottesco e il criminale. Sembra molto più facile, invece, scaricare la responsabilità su chi semplicemente prova a vivere una vita normale fatta di interazioni e socialità.

Cosi, di fronte all’aumento del numero dei cosiddetti “positivi”, si ritorna a parlare di Lockdown e chiusura. L’ordine dei medici ha pubblicamente chiesto un lockdown nazionale. Non ha chiesto investimenti in infrastrutture sanitarie, non ha chiesto l’aumento di assunzioni di personale medico e sanitario, non ha chiesto l’abolizione del numero chiuso in medicina o la riduzione del costo del test d’ingresso. Non ha chiesto niente di tutto questo. Lo stesso ordine che non ha detto niente in 30 anni di sistematico smantellamento del SSN. Ora, quello stesso Ordine, chiede di nuovo la segregazione domestica di tutta la popolazione, nonostante i medici siano ben consapevoli dei danni a livello sanitario apportati ai pazienti non-Covid che sono purtroppo in numero ben maggiore rispetto a quelli Covid, e soffrono di patologie spesso ben peggiori, ai quali però viene negato o limitato il diritto alla salute.

La paura è che seguendo queste logiche miopi e parziali, rischiamo di buttare il bambino e tenerci l’acqua sporca. Forse è giunto il momento di mettere da parte panico, isteria, e sensazionalismi ed affrontare con maturità e razionalità il problema sanitario: armiamo il nostro sistema sanitario nazionale e prepariamolo a combattere, non chiudiamoci nel bunker!

[1] Chazan G. (2020). Germany’s over supply of hospitals beds aids pandemic fight. Fibacial Times, 14 aprile, p. 2.

Prante, F. J., Bramucci, A., & Truger, A. (2020). Decades of Tight Fiscal Policy Have Left the Health Care System in Italy Ill-Prepared to Fight the COVID-19 Outbreak. Intereconomics55, 147-152.

Classe 1990. Originario di Salerno (SA), è laureato in Economia all'università degli studi di Siena, e ha conseguito un Master in Economics & Business all'università Erasmus di Rotterdam. Ha lavorato come stagista presso il Netherlands Bureau for Economic Analysis e come Trainee presso la Banca Centrale Europea.

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