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La guerra asimmetrica e la strategia moderna

Jacques Baud, uno dei più illustri e autorevoli studiosi di intelligence e strategia a livello internazionale, ebbe modo di illustrare in un saggio dal titolo La guerra asimmetrica (Editions du Roche, 2003) la natura della guerra asimmetrica anticipando gran parte delle riflessioni strategiche attuali.con uno stile elegante e diretto .

Risulta difficile negare che uno degli aspetti di novità emersi dalla storia contemporanea sia in primo luogo la centralità dell’informazione che si manifesta travalicando le distanze, influenzando le scelte politico-militari, conferendo maggiore influenza o togliendola, manifestandosi secondo una modalità universale e interdipendente; il secondo elemento sottolineato dall’autore è certamente la diffusione di una violenza determinata da passioni culturali,etniche caratterizzate da spietata brutalità. Il terzo elemento è relativo alla trasformazione del concetto di spazio: accanto a quello geopolitico si affianca l’infosfera, dimensione per eccellenza della manipolazione, il cyberspazio nel quale l’informazione numerica circola e permette l’interazione degli attori.

L’insieme di questi due elementi ,determina la guerra cibernetica che puo’ prendere forma ora nel cyberterrorismo ora nella cyberpropaganda che attraverso internet consente agli attori asimmetrici di avere un contatto diretto con il pubblico completando l’azione dei media.

Il quarto elemento consiste nell’approccio strategico indiretto – sorto con Sun-tzu e sviluppato dal Patto di Varsavia – finalizzato a modificare il sistema nemico.

Il quinto elemento della guerra asimmetrica non consiste nella ricerca della superiorità – come nella guerra tradizionale – ma nella conversione della superiorità dell’avversario in debolezza (come la guerra del Vietnam e l’Ezln provano ampiamente). Ma attraverso quali strumenti la guerra asimmetrica si manifesta?

Baud ne individua ben quattro: la non violenza, la violenza politica (quella dei Black Blok), il terrorismo e la guerra della informazione.

Particolare interesse riveste l’analisi del terrorismo, la cui proteiforme natura l’autore riesce a imbrigliare in una chiara tipologia: il terrorismo denominato “de droit commune” che si basa sul terrore per soddisfare degli obiettivi esclusivamente criminali (come la mafia o il narcoterrorismo), il terrorismo marginale che tenta di innestare un processo rivoluzionario ma in assenza di un assenso popolare (sovente questa tipologia si fonda sulla teoria del foco di Che Guevara) come nel caso della RAF e di ACTION DIRECTE, il terrorismo politico che pianifica la distruzione della autorità costituita per crearne una nuova conducendo una guerra sovversiva (come l’ETA) e che indubbiamente possiede una connotazione ideologica.

Particolare interesse riveste il processo rivoluzionario marxista che si costruisce a partire da fasi ben precise: la realizzazione di una base popolare attraverso la propaganda e la disinformazione volta a corrodere l’ordine sociale attraverso il sabotaggio, la formazione militare dei militanti che comporta la distruzione degli avversari -realizzando gerarchie parallele – attraverso la guerriglia ed infine la realizzazione di una nuova struttura politica e sociale.

Dopo aver individuato alcune caratteristiche di rilievo della riflessione di Guevara e Marighella,Baud si sofferma sul terrorismo di guerriglia praticato nell’ambito di una guerra di liberazione,su quello a causa unica di natura ecofondamentalista e infine il terrorismo di stato di cui fu fatto ampio uso durante la guerra fredda da parte del totalitarismo attraverso la polizia segreta. Ebbene, a questo punto, quale strategia efficace è necessario utilizzare se non quella basata sulla intelligence, sulla strategia e l’azione?

Sul fronte della intelligence questa si manifesta in quella di investigazione o di polizia, di documentazione e di anticipazione che costituisce la forma piu’ complessa perche’ implica la necessita’ di prendere decisioni sul futuro. Al di là della tassonomia ,l’autore non nasconde il fatto che la presenza di forti rivalità tra intelligence interna ed esterna,superata dall’Olanda con la loro unificazione, la scarsa collaborazione tra servizi dei paesi europei e non renderà sempre piu’ difficoltoso attuare una strategia adatta.

Questa – per essere efficace – dovrà essere olistica perchè dovrà cercare di attuare una sintesi o combinazione di mezzi offensivi e difensivi, civili e militari e dunque controterroristici e antiterrostici, attraverso la guerra del sapere, per esempio lo spionaggio informativo – la maskirovska, insieme di dissimulazione e disnformazione – la capacità di influenzare (per esempio una popolazione aumentando la sua capacità combattiva) e la cooperazione tra i media attraverso un gentlemen ’s agreement.

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, centro studi iscritto all'Anagrafe della Ricerca dal 2015. La finalità del centro è quella di studiare, in una ottica realistica, le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica(Ege) di Parigi

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