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Sinistra e neoliberismo: l’abbraccio mortale

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Sinistra e neoliberismo: l’abbraccio mortale

Torna Giuseppe Gagliano con la sua analisi del “Finanzcapitalismo” secondo Luciano Gallino e ci parla oggi dell’abbraccio mortale avvenuto negli Anni Novanta tra sinistra politica e neoliberismo.

La mitologia neoliberale o liberista ha esercitato un’attrazione forte sulla nuova sinistra britannica, francese, tedesca, italiana. L’evoluzione diacronica degli avvenimenti mostra chiaramente che la conversione al neoliberismo dei massimi politici socialisti venne sollecitata storicamente da una sconfitta politica ovvero dall’impossibilità di ostacolare l’espatrio dei capitali nazionali all’estero. In barba alle leggi e ai controlli vigenti, i capitali continuavano a muoversi liberamente, pertanto venne mutata la strategia politica delle sinistre, al principio della sinistra francese seguita dalla Germania e dalle altre nazioni dell’Ue: se i movimenti di capitale risultavano incontrollabili, quanto invisibili, tanto valeva rendere esplicita e pienamente legalizzata la loro libertà di movimento.

Negli Usa la battaglia per liberalizzare i movimenti di capitale, sull’esempio dell’Europa, ha preso forma di smantellamento della legislazione che durante i primi due mandati presidenziali di F. D. Roosevelt era stata introdotta proprio per evitare che le banche e altre istituzioni finanziarie operassero a fini esclusivamente speculativi, eludendo la loro funzione fondamentale di supporto all’economia reale. Il testo più importante di tale legislazione è stata la seconda legge Glass-Steagall, ufficialmente abrogata nel 1999, ma nella stessa direzione vanno la legge Gramm-Leach-Bliley e Il Commpdity Futures Modernization Act, quest’ultime furono entrambe sottoscritte dal presidente americano Clinton.

Nel tempo negli Usa e in gran parte dei paesi dell’Ue le regole vigenti sono state sostituite con altre norme che hanno allargato a dismisura il perimetro delle attività degli enti finanziari, rendendo legali molti tipi di attività che potrebbero essere esposte a contestazioni da parte di istituzioni concorrenti e dei risparmiatori. Ma di fatto le autorità di sorveglianza, in primo luogo la Fed e la Sec americane, ma anche la Banca d’Inghilterra e la Fsa, nonché la Banca Centrale Europea hanno spianato la strada delle liberalizzazioni di capitali dando scarso peso ai rischi che ad esse si accompagnavano e hanno del tutto ignorato i segni di grave destabilizzazione del sistema finanziario nel suo complesso che pure molti centri di studi avevano lanciato.

Nonostante le previsioni molti esponenti dell’alta finanza continuarono a ripetere che il mondo della finanza aveva raggiunto una tale maturità ed efficienza di mezzi da non aver più bisogno di alcuna regolazione da parte dello stato, salvo poi consentire, attraverso le suddette legislazioni, che i depositi, garantiti dal governo venissero utilizzati per operazioni ad alto rischio, le cui eventuali perdite non godevano di alcun diritto a essere rimborsate a spese dei contribuenti.

Quando la crisi economica ha travolto l’intero sistema finanziario globale, i governi sono intervenuti per risanare i guasti e salvare le banche dalla bancarotta. Si possono ovviamente offrire molteplici spiegazioni del fatto che le massime autorità finanziarie internazionali sembrino non aver visto né compreso l’avanzare della crisi, tuttavia proprio la storia e gli attori del processo di deregolazione sopracitato suggeriscono che sia negli Usa che nella Ue gli intrecci organizzativi, personali e ideologici tra finanza e politica, tra enti che dovrebbero essere regolati ed enti di sorveglianza, tra cariche pubbliche e private, sono stati tanto stretti da rendere illusoria l’attesa che anche in vista della crisi la politica riprendesse una congrua misura di autonomia rispetto alla finanza. In Italia, ad esempio, prima di assumere il ruolo di governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, lavorava nel privato come vice-presidente per l’Europa della Goldman Sachs, la più grande banca di investimento del mondo, ruolo a cui era giunto per le competenze dimostrate come Direttore generale del Tesoro dal 1996 al 2002. Tra i consulenti della Goldman Sachs vi sono stati anche Romano Prodi e Mario Monti, a ulteriore riprova che anche nel nostro paese vi sono stati transiti dal mondo della finanza a quello della politica e viceversa, tutti perfettamente legali, transiti che hanno avuto un ruolo cruciale nella deregolamentazione della finanza internazionale che ha condotto alla crisi ed a quelle riforme che hanno progressivamente smantellato lo stato sociale e le conquiste dei lavoratori. È quindi lecito dubitare che siffatto genere di politici, indirettamente responsabili della crisi, arrivino a svolgere un incivilimento del sistema finanziario, sebbene proprio la Grande Crisi lo abbia reso ormai improcrastinabile. 

5 – continua

1 – Il finanzcapitalismo secondo Luciano Gallino

2 – Le strutture del finanzcapitalismo

3 – Ascesa e declino del neoliberismo

4 – La Grande Crisi: il fallimento del neoliberismo

5 – Sinistra e neoliberismo: l’abbraccio mortale

6 – I presupposti teorici del finanzcapitalismo secondo Gallino

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, centro studi iscritto all'Anagrafe della Ricerca dal 2015. La finalità del centro è quella di studiare, in una ottica realistica, le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica(Ege) di Parigi

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